Gli omini piccoli piccoli

Nella giornata di ieri, 24 aprile 2018, il novantaduenne presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano – lo stesso che, dopo un normale mandato di sette anni, fu costretto dall’incapacità della politica a diventare il primo presidente della Repubblica italiana a ricoprire un secondo mandato – è stato sottoposto ad un intervento chirurgico all’aorta in seguito ad un malore avuto in precedenza. I medici hanno dichiarato che l’intervento è andato bene e che Napolitano è sempre rimasto vigile e cosciente.

Comunque la si pensi sulla sua figura, Giorgio Napolitano è un uomo che ha prestato la propria intera vita alla politica e che ha dedicato così tante energie a questa attività da non farsi mettere in disparte nemmeno dall’età ormai molto avanzata, conservando sempre una sorprendente lucidità. Quest’uomo è stato il presidente del Paese di cui facciamo parte e ha dovuto prendere decisioni spesso né facili né popolari. Ad una figura del genere dovrebbe venire spontaneo prestare un certo rispetto, se non altro per una questione di umanità. Eppure non sono mancati, e in numero non ridotto, gli immancabili commenti degli odiatori di professione, gli haters, persone di nessuno spessore intellettuale o umano che fanno dei social network delle eccezionali palestre di bassezza e bestialità. Diversi di loro sono arrivati ad augurarsi che l’operazione non avesse esito positivo e che il presidente Napolitano ci lasciasse in quell’ospedale, altri hanno fatto riferimento al 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo, come alla data della potenziale liberazione anche da Giorgio Napolitano. Giornali come L’Espresso e Huffington Post hanno rimosso dai propri siti web commenti di questo tipo.

Sono arrivate svariate voci di condanna di questi commenti e di vicinanza al presidente da diversi rappresentanti politici, incluso un rivale indiscusso (ma, evidentemente, umanamente corretto) come l’esponente della destra Francesco Storace, ma resta un punto di fondo: gli odiatori esistono, sono tra di noi e sono tanti. Il direttore del TG di La7 Enrico Mentana ha riportato alcuni screenshot di commenti abietti trovati su Facebook e ha commentato tali frasi con un perentorio “merde”; se il commento è indiscutibilmente appropriato, considerati i destinatari, mi domando se sia giusto concedere tanta popolarità a degli omuncoli senza il senso della vergogna. Chi sono questi raffinati opinionisti? Con che diritto possiamo affermare che la loro capacità di fare umanamente schifo meriti di essere pubblicizzata dal direttore di uno dei più popolari telegiornali italiani, seppure con lo scopo di condannare e non certo di promuovere quelle parole d’odio? Non stiamo forse dando a questi esseri ciò che da essi viene richiesto, attenzione e popolarità?

Io vorrei vederli, questi impavidi spruzzatori di veleno, trovandosi a tu per tu con l’uomo di cui augurano la morte; vorrei vederli pronunciare le stesse frasi che hanno scritto su Facebook, vorrei vederli tenere testa ad una persona che ha fatto più cose importanti in cinque minuti casuali della propria vita di quante ne abbiano fatte loro in decine d’anni e che ha più dignità di tutti loro messi insieme.

Chi utilizza le tecnologie moderne per comportarsi da primitivo è ancora più basso di chi, al tempo giusto, utilizzava il sasso e la clava: l’ignoranza, la stupidità, l’ingratitudine e l’invidia per chi vale di più di sé sono i mali che affliggono la nostra società e che dovremmo avere la forza di condannare con ogni nostro sforzo. Il fatto di scambiare la democrazia, che è il luogo delle idee e del confronto più positivi, con la libertà di scrivere le peggiori bestiate rimanendo sempre impuniti è un atto di tradimento verso ciò che siamo e meriterebbe di essere punito con l’esclusione dal diritto di voto, evidentemente immeritato da chi si comporta in questo modo.

La realtà è che, ne sono sicuro, quando il presidente emerito ci lascerà davvero verrà ricordato con rispetto e anche gratitudine da molte persone, a dispetto di tutto il male che gli è stato riversato contro e che ancora gli verrà rivolto; verrà ricordato a lungo, sicuramente, e in molti casi nel bene. Quando se ne andranno i suoi odiatori, invece, rimarranno solo delle parole indecenti salvate su qualche server di un social network.

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